Manifesto
Per quel che riguarda il luogo, il bosco è dappertutto: in zone disabitate e nelle città, dove il Ribelle vive nascosto oppure si maschera dietro il paravento di una professione. Il bosco è nel deserto, il bosco è nella macchia. Il bosco è in ogni patria e in ogni luogo dove il Ribelle possa praticare la resistenza. Ma soprattutto il bosco è nelle retrovie del nemico stesso. Il Ribelle non si lascia abbagliare dall'illusione ottica che vede in ogni aggressore un nemico della patria. Egli conosce bene i campi di lavoro forzato, i nascondigli degli oppressi, le minoranze in attesa che scocchi l'ora fatale. Conduce la sua guerriglia lungo i binari e le vie di rifornimento, minaccia ponti, cavi e depositi. La sua presenza obbliga a sparpagliare le truppe di copertura, a moltiplicare le postazioni. Il Ribelle organizza la rete di informazioni, il sabotaggio, la diffusione delle notizie tra la popolazione. (Ernst Jünger, Trattato del Ribelle)
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La malattia di cui soffre la nostra società non è causata da virus più o meno letali, ma dalla paura che abbiamo dentro e che viene alimentata ad arte da un sistema fondato sul consumo indotto e sul controllo di massa. Dinanzi a tale realtà l'uomo di oggi si sente incapace di reagire e finisce con l’essere totalmente dipendente dal sistema stesso che l’ha creata.
Per non soccombere a questo sistema occorre passare al bosco.
Per noi il passaggio al bosco è anzitutto una condizione mentale, uno stile di vita, un desiderio di libertà.
Per passare al bosco occorre anzitutto avere la consapevolezza di vivere in un mondo che ci è in molti modi nemico e iniziare un cammino di libertà che permetta al ribelle di affrancarsi dalla visione edonistica della vita e di immaginare che la cappa che avvolge il mondo non sia ineluttabile.
Oggi non è realistico pensare ad una vita completamente al di fuori del sistema. Per questo motivo rifiutiamo quegli sterili utopismi che - magari dietro “sicure” pensioni statali - teorizzano programmi impossibili da ottemperare. Il nostro proponimento è quello di accogliere chiunque avverta l’esigenza di passare al bosco, senza pregiudizi su scelte passate, né sul livello di adesione che la propria contingenza di vita consente di attuare.
Per passare al bosco non è necessario vivere in campagna. Il nostro intento - certamente impegnativo e per questo stimolante - è provare a vivere da ribelli anche in città.
Il passaggio al bosco non esclude la possibilità che il ribelle promuova il proprio ideale nella vita civile, politica e sociale.
La nostra proposta di passaggio al bosco non ha alcuna pretesa di esclusività, anzi viene promossa la cooperazione con altre realtà animate dai medesimi intenti.
Il ribelle che abbiamo in mente è un “guerriero metropolitano, capace di vivere in modo differenziato, che pensa e agisce controcorrente: riscopre la dimensione verticale dell’esistenza, edifica nuovi soldalizi comunitari, riscopre i ritmi della natura e forgia il corpo e l’anima in obbedienza ad un libero codice d’onore”.
Per non soccombere a questo sistema occorre passare al bosco.
Per noi il passaggio al bosco è anzitutto una condizione mentale, uno stile di vita, un desiderio di libertà.
Per passare al bosco occorre anzitutto avere la consapevolezza di vivere in un mondo che ci è in molti modi nemico e iniziare un cammino di libertà che permetta al ribelle di affrancarsi dalla visione edonistica della vita e di immaginare che la cappa che avvolge il mondo non sia ineluttabile.
Oggi non è realistico pensare ad una vita completamente al di fuori del sistema. Per questo motivo rifiutiamo quegli sterili utopismi che - magari dietro “sicure” pensioni statali - teorizzano programmi impossibili da ottemperare. Il nostro proponimento è quello di accogliere chiunque avverta l’esigenza di passare al bosco, senza pregiudizi su scelte passate, né sul livello di adesione che la propria contingenza di vita consente di attuare.
Per passare al bosco non è necessario vivere in campagna. Il nostro intento - certamente impegnativo e per questo stimolante - è provare a vivere da ribelli anche in città.
Il passaggio al bosco non esclude la possibilità che il ribelle promuova il proprio ideale nella vita civile, politica e sociale.
La nostra proposta di passaggio al bosco non ha alcuna pretesa di esclusività, anzi viene promossa la cooperazione con altre realtà animate dai medesimi intenti.
Il ribelle che abbiamo in mente è un “guerriero metropolitano, capace di vivere in modo differenziato, che pensa e agisce controcorrente: riscopre la dimensione verticale dell’esistenza, edifica nuovi soldalizi comunitari, riscopre i ritmi della natura e forgia il corpo e l’anima in obbedienza ad un libero codice d’onore”.
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Il ribelle non è un teorico, ma si impegna ad essere preparato, per cui proponiamo - al momento tramite un canale Telegram - la creazione di una comunità di destino per promuovere incontri formativi e la condivisione di nozioni pratiche per un passaggio al bosco che possa essere attuabile dai più.
Gli argomenti individuati sono: educazione familiare (scuola parentale, materiali didattici); tutela della proprietà e dei risparmi; autoproduzioni domestiche (alimentari e non); autonomia elettrica, energetica e termica; cura della salute.

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